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Il blog di ci_polla

Imbocca chi ami

2/09/2010

Le melanzane in estate strabordano e sono finalmente buone. Ccmpratele con la buccia ben tesa (i semini chiari e non scuri all'interno sono un buon indice di freschezza). Non so voi, ma io non ho sempre il tempo di fare una parmigiana o una pasta alla norma. Magari ne ho solo una, cosa faccio? Soluzione: tagliate a fette sottili la melanzana, grigliate in una padella antiaderente e man mano che le fette son cotte, farcitele con una fettina di pancetta arrotolata, o di lardo ben pepato. Imboccate chi amate senza aspettare che si raffreddino...
L'ho fatta durante la vacanza ed è stata apprezzata da tutta la famiglia, tranne dalla Blanca, la novenne di casa, che mi ha guardato con i suoi occhioni incastrati in un corpo di 20 kg e mi ha detto: " Mamma io ti amo molto, ma potresti imboccarmi con la panna spray?"


Se volete altre ricette, vi ho preparato la ricerca con involtini di melanzane :)


Alla ricerca del forno perduto, a Matera

30/08/2010

Sono appena tornata a Milano, ma ho ancora addosso le impressioni e le emozioni che questo mese in Puglia mi ha dato.
Quest'estate avevo una mission: Il forno a legna, e come avete letto anche dal precedente post, mi sono molto applicata. Adoro il profumo e il gusto arcaico che trasmette la cottura con la legna che brucia, gli aromi del pane che cuoce.
Eravamo rimasti al "Dolce forno" della mia casa sulla spiaggia e alle lezioni preziose ricevute da Alessandro il pizzaiolo. Consideriamolo il 1° livello.
Il secondo forno acceso è stato quello di una coppia di amici che hanno ristrutturato dei trulli a Ceglie Messapica (città insospettabilmente meravigliosa, se ci passate, mangiate al ristorante "Cibus" : è un'esperienza unica!). Abbiamo raccolto direttamente dal loro uliveto la legna necessaria, abbiamo impastato pane e focacce con misto di farina 00 e semola rimacinata, e cotto le bombette (deliziosi involtini di capocollo tipici della zona. Insomma ce la siamo cavata... parlo al plurale,visto che mio marito Marco è stato un ottimo fuochista. La legna va messa bene in mezzo e quando tutto il soffitto diventa bianco, il forno è pronto, bisogna solamente aspettare che il fuoco si abbassi.
Il terzo forno è stato quello della mia amica Anna (barese di nascita, ma milanese di vita e di fede) di Gorgofreddo, contrada molto popolare di Monopoli. Questa è stata veramente una sessione importante: al mio fianco c'era una vera macchina da guerra, Maria, una signora del posto che aveva seguito i lavori di ristrutturazione della casa, e appena saputo dell'intenzione di accendere il forno si è presentata armata di tutto punto.
Con lei ho scoperto che si può impastare a mano anche 3 kg di farina (giuro non avevo mai osato) Abbiamo fatto l'mpasto per le pizze e preparato la focaccia alla barese: Patate nell'impasto, doppia lievitazione (ma lei ha barato e ne ha fatta solo una) pomodorini, cipollotti, capperi, origano come condimento. Il forno era perfetto c'erano anche le fascine pronte e legate da mettere dentro (fico e querce). Abbiamo cotto anche le melanzane e le cipolle tagliate a fette e condite con pangrattato, pecorino, prezzemolo e aglio, focacce a valanga e pizze come se piovessero... Abbiamo offerto a 25 persone ma avremmo potuto a sfamarne altre 40! La mia amica Anna è andata dal suo compagno, dicendo che noi non la "facevamo giocare con lei"... Ma cosa vuoi dire ad una che ci guarda con 6 coltelli in mano e ci chiede qual è quello per la mozzarella? O che ci chieda quale padella vogliamo, mostrandoci solo delle casseruole? Si è consolata scegliendo la tovaglia...
A quel punto mi sono fatta dare dalla signora Maria il 2° livello, me lo meritavo. Le notizie sono corse veloci e a quel punto abbiamo ricevuto un invito prestigioso. Accendere il forno della splendida casa di Maria Teresa e di Ettore Mocchetti (il famoso architetto) a Ostuni, la bellissima città bianca. Il forno non veniva acceso da una decina d'anni e Maria Teresa era emozionata per i ricordi legati all'accensione del forno. Bellissimo e costruito all'interno della casa, ma con un tiraggio perfetto. Neanche un pò di fumo ad infastidirci. Anche qui pane, focacce baresi e peperoni. Voglio darmi il 3° livello. A sorpresa, Ettore c'invita a Matera l'ultimo giorno delle nostre vacanze, al Palazzo Gattini che ha trasformato in un hotel da favola e che ci lascia bocca aperta. Io ho in testa il pane di Matera, i sassi da visitare, una città pazzesca da girare in poche ore. La famiglia è stanca e mi abbandona per godersi le stanze principesche e galleggiare nelle vecchie cisterne trasformate in piscine nella spa del Palazzo Gattini. Io corro sulle scale, riesco a visitare una casa nei sassi e m'incanto al paesaggio delle grotte sopra il fiume, o all'interno delle tante chiese rupestri. M'immergo in una storia che (non so perchè) sento mia, e corro sulle scalinate ingarbugliate che mi rivelano vecchie storie di vita quotidiana che aspettano di essere raccontate. Trovo un timbro per il pane in un negozietto: Devo averlo. Si usava in antichità e fino a qualche decennio fa, era in legno e c'erano le iniziali della famiglia che permettevano il riconoscimento del proprio pane cotto nei forni comuni. Adoro questa città, voglio sapere se è rimasta traccia dei forni comuni, mi rispondono che forse ce ne sono ancora due, ma che ovviamente non sono più attivi. Non sanno dirmi dove. Nessuno sa dirmelo. Riesco a tornare al Palazzo e a godermi da una finestra con i bimbi il meraviglioso sorgere della Luna ancora piena dietro la collina dei sassi. Una parte di me urla che si vuole fermare qui. Che non vuole tornare a casa. Un tuffo veloce nella spa. Una cena ottima (ricordo ancora il sapore dello sformatino di alici ripieno di melanzane e formaggio podolico...) Al mattino è ora di tornare verso Milano, l'autista che ci accompagna al parcheggio è il discendente del fornaio che gestiva il forno comune in accordo con il Gattini del Palazzo. Mi racconta del forno, famoso per l'uso della sola legna di quercia, mi racconta di quando era bambino e insieme ad altri correva scortando il fornaio che trasportava i biscotti al finocchietto appena sfornati, mi racconta dei suoi venticinque anni a Milano, mi racconta del Duca che perse il Palazzo giocandoselo a carte, mi racconta di quando lasciò la sua casa nei sassi nel 1956... Dobbiamo salire in macchina, è tardi, la vacanza è finita.


p.s. stamane mi sono guardata allo specchio: i capelli che mi sono bruciata, mettendo la testa dentro al forno di Ceglie, stanno ricrescendo. Cose che capitano ai neofiti del forno ;)


Se invece volete scoprire la storia del recupero di Matera, andate a visitare il sito della fondazione Zétema ...


Se invece volete scoprire i prodotti tipici, andate sul sito www.saporedeisassi.it



Sai accendere un forno a legna?

10/08/2010

     


Sono arrivata in Puglia da ormai quasi due settimane. La casa di quest'anno è quella che desideravo da anni con il giusto spazio di svacco per tutti, all'interno ed all'esterno, una cucina ben attrezzata, una lavatrice (fondamentale dopo la prima settimana se la famiglia è composta da 4 persone, come la mia), ma soprattutto è sul mare. Non pensiate sul mare così, per modo di dire... Io intendo veramente sul mare, ovvero, dal mio cancelletto che da sulla spiaggia, faccio 2 passi di numero e sono con i piedi nell'acqua. Niente bagni tipo riviera ligure o alto adriatico, niente ombrelloni, e niente cabina. Se voglio mettere sù il caffè e farmi un bagno in stile bustina del the, posso farlo e tornare a spegnere il caffè dopo qualche minuto. Unica pecca non ho un forno grande. Ho un forno piccolino, avete presente di quelli che si vincono con i punti del supermercato, e mi riporta un po' agli anni '70,  ve lo ricordare il "Dolce Forno" che noi bambine adoravamo e desideravamo? Ecco, quello. Mio marito Marco era convinto che questo mi facesse desistere, invece no. La sottoscritta sforna piccole focacce, piccoli pani, piccoli dolci e così via.
In compenso, Il nonno Gigi, padre della mia amica Annarita, mi ha fatto un regalo bellissimo: una lezione di forno a legna, direttamente a casa sua e con il suo forno a legna e con uno dei suoi operai, che adesso ripara e costruisce motori da barca, ma che per 5 anni ha fatto il pizzaiolo di professione. Una vera goduria per persone come me, che si adattano su tristi forni elettrici per tutto il resto dell'anno. Pochi tocchi di legno grossi e per il resto delle belle cassette della verdura risulano perfetti per l'accensione. Il forno è pronto se la parete interna in alto diventa tutta bianca, quindi da un'ora a 2/3 a seconda se il forno è spento da molto tempo. Insomma io ho tritato il mio insegnante per buone due ore mentre lui faceva fare le pizze ai bambini. Le pale devono essere tre: una rettangolare in alluminio per infornare le pizze, una piccola e rotonda in acciaio per girare pizze e teglie, una grande e tonda in acciaio per sfornare. La lezione è riuscita così bene, che tre giorni fa siamo andati a trovare una coppia di amici e genitori di una compagna di Rebecca, che hanno ristrutturato dei trulli nella Valle d'Iitria, armati di lievito e farine e abbiamo acceso il forno in modo quasi perfetto, senza nessuna pala e raccogliendo la legna della loro potatura. Con Marco, abbiamo sfornato focacce e baguette, e con la brace abbiamo cotto sempre nel forno, bombette (spledidi involtini di carne tipici di questa zona) salsiccia etc...


Insomma, la cottura con il forno a legna è un'altra cosa. profumo, sapore ed emozione corrono sullo stesso filo. Dopo si sta meglio.

Bananini alla vaniglia

26/07/2010

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Adoro fare il pane, questo lo sapete già. Ogni tanto sfoglio i libri in cerca di ricette e di ideee, ma per quanto riguarda il pane e spesso di anche di altre cose, mi faccio ispirare e poi faccio a modo mio. Mi hanno regalato gli Activia di Danone alla vaniglia , che adesso, non mangio più tanto, ma che durante la mia prima gravidanza mi avevano salvato (al tempo c'erano solo alle prugne, e mi piacevano). Mi hanno anche lanciato una sfida, perché non t'inventi una ricetta? Ovvio che ho raccolto, e ieri mentroe ero alle prese con la prossima partenza per il mare, e conseguenti bagagli (ho quasi finito stasera, sono al 70%) mi ci sono messa. Ero indecisa su queste tre: yoghurt alla vaniglia con coulisse di albicocche (troppo facile, ma è buonissima), tortine allo yoghut  e carote (ma non avevo le carote) e poi loro, i Bananini alla vaniglia. Adesso vi ricostruisco la ricetta: sono stata molto attenta, mentre andavo ad occhio!


Dentro una ciotola: 100 gr di latte, 80 gr di acqua, 2 cucchiai di zucchero e 1 cubetto di lievito. Sciogliere il lievito ed amalgamare. Aggiungere 100 gr di farina integrale e 400 gr 00. Cominciare ad impastare, poi aggiungere la banana schiacciata e lo yogurt Danone alla vaniglia. Impastare bene e lasciare lievitare per 45/60 minuti, ma forse col caldo di questi giorni, anche meno.
Riprendere in mano, tagliare dei pezzetti e formare delle piccole bananine, appoggiarli sulla teglia con la carta oleata fare una piccola incisione per il lungo con la lametta da barba o un coltello ben affilato e poi spennellarli con l'uovo sbattuto. Dopo altri 45/60 minuti, metterli nel forno caldo a 250° e dopo 5 minuti abbassare a 200 e fare cuocere per a,ltri 10/15 minuti. devono essere ben dorati.
Il profumo di vaniglia e banane per tutta casa è assicurato. Sono ottimi come merenda o a colazione con un velo di marmellata...Per fortuna che li ho fotografati subito, sono evaporati!

Cucina cinese: mai vista così!

22/07/2010

Due giorni  fa sono andata a fotografare una ricetta step by step in un bel ristorante cinese che fa cucina imperiale, con un occhio a tutta la cucina asiatica, ed un altro al gusto italiano.
Marco Loy, lo chef e proprietario del ristorante è un personaggio coinvolgente, che parla un perfetto italiano: nato ad Hon Kong, ma cresciuto a Milano, ha ereditato da suo padre (chef alla Pagoda di Milano negli anni '70) passione ed entusiamo. Dopo anni all'estero è riapprodato a Milano ed ha aperto il Ristorante L'Imperiale in via Plinio 30, dove si mangia un'ottima cucina, leggera dagli ingredienti ottimi e freschi.
Di ristoranti ne ha aperti altri due...
La ricetta di cui mi ero innamorata qualche giorno prima è l'insalata di mango verde e gamberi tiepidi. Avrei scommesso che ci fosse il limone, e questo particolare mi stupiva... Marco mi ha poi rivelato che il limone non c'è,  e che quello che ho sentito è stato il profumo ed il sapore del mango verde, una qualità thai, che non matura una volta staccato dalla pianta. (ridendo mi dice, gli italiani a volte lo comprano e sbagliando lo lasciano lì qualche giorno: peggiora!)
Credo che questa gallery sarà la prima di una serie... Siamo partiti dal semplice, ma ha grandi progetti...


CREME DE DOUCHE ROSE ROGER & GALLET

14/07/2010

                   


Cos'è? Una crema per la doccia, idratante e profumata alla rosa dal gusto retrò

Cosa fa? deterge, profuma e idrata

Mi piace Perché ha uno dei miei profumi preferiti

Quando lo uso: Quando faccio la doccia, ho fretta e zero tempo di mettermi anche la crema corpo.

Come lo uso: Ne basta veramente poco, una noce, per fare una bella schiumatona

Confezione: Perfetta per la doccia, a pressione da un solo lato. Se vuoi non sviti nulla, se non per raccogliere il fondo ;)

Prezzo: 10 € circa

Voto: 9

L'immagine è legata alla mia infanzia. Il logo era sempre presente nel bagno di casa mia. Il profumo è ancora meraviglioso, e soprattutto, è veramente idratante. Se non metti la crema ed hai la pelle secca, non ti ritrovi dopo dieci minuti con le gambe opache e screpolose.