
Avete presente quando desideri così tanto una cosa, a lungo, per mesi, magari anni, che quando l’ottieni sei così frastornato da non riuscire quasi a gioirne? Ebbene, è successo a me negli ultimi giorni.
La farò breve: l’Angioletto dorme!
Sono solo due banali parole, lo so, ma per me e il Fido è un evento assolutamente eccezionale. Dopo 21 mesi e tre settimane di notti insonni, fatte di cartoni in dvd, passeggiate di due ore nel corridoio con 13 chili di zavorra in braccio, ninne nanne e canzoni hard core che non si sa mai, eravamo rassegnati. Io già mi vedevo fra 3/4 anni a giocare a rubamazzo o ad assopigliatutto alle 3 di notte, fra 7/8 anni a fare sessioni notturne di matematica, o italiano, o inglese, fra 11/12 anni a vedere le repliche di Amici di Maria de Filippi su Sky.
E invece no. L’Angioletto si addormenta, un po’ tardi, ma si addormenta, e, lamentandosi lamentandosi, nel senso che ogni tanto emette un acuto ma poi si gira dall’altra parte, se la dorme per 9/10 ore. Al massimo si fa cullare in braccio un paio di volte a notte, ma per pochi secondi, poi come la rimetto giù risviene. E poi anche quando si sveglia rantola nel letto, al massimo tendendomi le braccia ad occhi chiusi, non come quando voleva il latte che si alzava in piedi a molla sorridendo con gli occhi sbarrati. Ma che avevo nel latte, lsd?
Inoltre il seno, che per una settimana è rimasto in bilico tra le dimensioni di Carmen Russo e le protesi di Anna Falchi, è finalmente tornato alla normalità. Mai stata più fiera della mia prima!
Oh, sarò pure impopolare, ma dopo quasi due anni di allattamento, a me il seno grande fa pensare alle mucche! Ecco, l’ho detto.
Data la partenza intelligente in notturna il giorno di Pasqua (peraltro con un tempo da lupi), la pasquetta l’abbiamo trascorsa a Milano. Se non altro il tempo era favoloso, così abbiamo preso le biciclette con nuovo seggiolino posteriore per l’Angioletto, già collaudato un paio di settimane fa, e siamo partiti in escursione per un tour dell’hinterland di Milano Sud. Roba sopraffina. Di ritorno, siam passati davanti al mio ufficio, alto palazzo di vetro con sotto un piccolo stagno con pesci e tartarughe. Data la passione dell’Angioletto per questo tipo di bestie, ci siam fermati ad ammirarlo, ricordando alla pupa che lì lavora la mamma quando lei va al nido.
Poi stamattina, dramma dei drammi, il Fido porta l’Angioletto al nido e ahimè lo trova chiuso…Tralasciando le colpe del caso in cui la sottoscritta risulta comunque la principale indiziata, i due, nell’attesa dell’arrivo del nonno lombardo, mi hanno raggiunta al lavoro a recuperare le scarpette che avevo in borsa. Gliele passo dal tornello, l’Angioletto mi vede, è tutta emozionata, vorrebbe venire in braccio a me ma c’è il vetro in mezzo…Non piange però. Mi sento in carcere, un vero schifo…
Dopo un po’ mi richiama il Fido, gli chiedo “Ma poi ha pianto? C’è rimasta male?”, e lui “No no, l’ho riportata dalle tartarughe, le ho detto che tu quando sei a lavoro dai da mangiare alle tartarughe e lei era tutta contenta…Ma tu reggimi il gioco, eh?”
Dunque mia figlia pensa che di mestiere nutra le tartarughe dello stagno, e per questo motivo nobile la lascio al nido, e io devo pure lasciarglielo credere. Oltre allo stettamento, credo che anche questo avrà indelebili ripercussioni sulla sua psiche…
Evento degli eventi da scalfire sulla pietra: “abbiamo” tolto il latte all’Angioletto, a ben 21 mesi suonati.
Complice una fuga dalla routine milanese in occasione della Pasqua, che ci ha visto affrontare un viaggio in macchina a/r in notturna di 6 ore a tratta, avente come destinazione un ameno sito collinare vicino al lago di Bracciano, residenza di campagna di mia sorella e famiglia, altrimenti risiedenti nella capitale.
L’evento, pur se da me agognato, non è proprio avvenuto di mia sponte, ma piuttosto velatamente incoraggiato dalla nonna dell’Angioletto nonchè mia progenitrice. Le cose sono andate più o meno così.
Madre al telefono una settimana fa: “Quando ci vediamo in campagna potresti togliere il latte all’Angioletto…”
Io: “sì, va bene…vediamo, dai”
Madre al telefono 6 giorni fa: “Allora togliamo il latte all’Angioletto, ti aiuto io a distrarla”
Io: “Mmm… e se poi dorme ancora peggio? E se non fosse il momento giusto? E se poi la cosa avrà ripercussioni terribili sulla sua psiche?”
Madre dal vivo 5 giorni fa, alla presenza del resto della famiglia: “Allora quando si sveglia niente più latte”.
Io: “Ma davvero? Oddio, non son sicura, è ancora così piccola…”
Al che, madre: “Ah ah ah”, sorella della sottoscritta: “Ah ah ah”, Fido Compare: “Ah ah ah”. Ilarità generale. Bene, niente più latte. Ma davvero io volevo da tempo toglierle il latte, ma poi non mi sembrava mai il momento adatto…E poi, diciamolo, io all’Angioletto faccio davvero fatica a dire di no…Lei è troppo adorabile e io ho il cuore tenero, ecco…
Però l’Angioletto anche qui è riuscita a stupirmi, perché a parte il primo risveglio pomeridiano, in cui ha dato di matto per 10 minuti, si è adattata in tempi sorprendenti alla mutata situazione. La sera mi ha chiesto il latte senza convinzione, le ho detto “non c’è più, ricordi?”, ha accennato un labbruccio e poi ha messo la mano sotto l’orecchio, che nel suo linguaggio mimico vuol dire “nanna”. Sì, le tette di mamma fanno la nanna. E sono due notti che fa 6/7 ore di fila...Un sogno, per noi. Il problema è che dopo quelle ore si sveglia carichissima, peccato che magari siano le 4 o le 5 di notte e ci metta due ore a riaddormentarsi. E poi io oramai dopo 4 ore di sonno ininterrotto mi ritrovo a occhi sbarrati a fissare il soffitto. Ma non si può avere tutto. Sono le gioie della maternità…
Finalmente le grigie giornate piovose, quelle che “fa buio alle 17”, stanno volgendo al termine. Certo, siamo ancora al “marzo pazzerello”, la primavera è annunciata solo da fugaci barlumi di sole che fa capolino tra le nuvole, ma noi vogliamo essere ottimisti e questo weekend abbiamo ufficialmente aperto le danze della rassegna “weekend primavera/estate” in giro per il mondo (o forse sarebbe meglio dire Italia, che è già tanto, al bando le manie di grandezza).
Questo we è stato il turno di Genova. E’ iniziato tutto il venerdì pomeriggio. “Angioletto, andiamo a vedere i pesci!” E lei: “pa-pa-pa”, facendo il verso del pesce che apre e chiude la bocca. Sarà per l’aspettativa dell’ambito premio (i pesci), in macchina è stata un angelo per tutte le due ore, incluso l’arrivo in piena ora di punta, tanto che non abbiamo nemmeno dovuto ricorrere al televisorino portatile. Una volta in albergo, però, cercava di uscire facendo “pa-pa-pa” con la bocca, come dire “insomma, qua di pesci nemmeno l’ombra, mi sa che qualcuno mi sta fregando”…Poi però è stata ricompensata dalla visione della baby tv su sky, un canale spaventoso con musichine relax che fanno da sottofondo a cartoni animati con movimenti ogni 5 minuti, roba che pure se non hai sonno non hai scampo (questo in genere, ovviamente l’Angioletto sull’argomento non fa testo).
Ma veniamo al dunque: i pesci, ma non solo. Perché non ci siamo fatti mancare nulla e abbiamo comprato un pass Acquariovillage che permette di accedere a tutte le strutture del Porto Antico.
In primis, il tanto decantato Acquario. Non c’è che dire, una meraviglia. L’Angioletto completamente a proprio agio tra squali, delfini, tartarughe, pinguini e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo persino accarezzato le razze. Degno di nota anche il piccolo acquario con “gli amici di Nemo”, soprattutto lo spettacolo di decine di genitori con voci da cartone animato che danno foggia del proprio sapere sull’argomento. “Guaaardaaaa…Neeemoooo”, “Uhhhhh, Doooriiiii”, “Fai ciaooo a Marliiin…Ciaooo Marliiin!”, “E quello come si chiama?” “Branchia, si chiama Branchiaaa!” e via dicendo.
Dall’acquario si arriva alla Foresta dei colibrì, dal nome quanto mai esplicativo, struttura 3 metri per 3 con umidità al 100%. Noi abbiamo visto sì e no un colibrì, accontentiamoci.
Uscendo dall’acquario c’è la Biosfera, una jungla dentro ad una palla trasparente, con umidità come sopra, qualche uccellino, qualche farfallina, un paio di tartarughe.
Poco distante troviamo il Bigo, un ascensore panoramico che sale a 40 metri e poi ruota su se stesso per farti ammirare meglio la città dall’alto.
Poi c’è il Museo del mare, diventato il cruccio di mio marito il Fido dato che l’Angioletto, che quando si stufa si butta per terra a mo’ di tappetino e non c’è verso di schiodarla, non ci ha permesso di ammirarlo come avremmo voluto. In particolare come avrebbe voluto Fido lo Storico, che ci avrebbe passato tranquillamente una mezza giornata.
Last but not least, la Città dei Bambini, grande struttura con giochi “intelligenti” per pupi, divisi per fasce d’età. L’Angioletto ha fatto un po’ di tutto, apprezzando in particolare, oltre al “bosco” per bambini 2-3 anni, anche le carriole e i mattoni per fare le costruzioni, le bolle di sapone giganti, il percorso delle formiche e altre amenità.
Tirando le somme, partiamo dal negativo con cosa NON mi è piaciuto: la sopraelevata che costeggia il porto, sarà pure indispensabile ma trasuda ansia “milanese”; la sporcizia del centro storico; il clima non molto gradevole; il fatto che, Porto Antico escluso, la città non è per nulla family friendly: il Baby Bar è un buco, con fasciatoio fuori uso e bagni microscopici, dove non abbiamo trovato niente di meglio da offrire all’Angioletto che una pasta confezionata; il nostro Hotel, un Holiday Inn a 4 stelle (no, non abbiamo vinto al superenalotto ma abbiamo preso un pacchetto) con più di 100 camere, aveva un unico (e dicesi uno) lettino da campeggio (ovviamente non disponibile, nonostante ne avessi fatto richiesta esplicita via mail) e un seggiolone, pur essendo frequentato quasi esclusivamente da famiglie.
Cosa invece è rimarchevole: a parte il porto Antico, le bellezze architettoniche del centro storico, la gastronomia locale, il pandolce, la birra artigianale di Bicu (va bene, sto allattando, ma uno strappetto ogni tanto…), le stradine che portano al mare e l’aria di storia e vita vissuta che si respira ovunque.
“Genova, dicevo, è un’idea come un’altra”…
Il Carnevale non è mai stato tra le mie feste preferite. Magari quando ero proprio piccolina un po’ mi divertivo, ma poi crescendo ho iniziato ad odiarlo cordialmente. Ricordo perfettamente i preparativi per le feste liceali, quel genere di feste in scantinati o comunque luoghi orribili dove pagavi un botto, ma comunque ci andavi perché c’erano tutti e non potevi certo essere da meno. Ancora più drammatico il fatto che fossero in maschera e io, non avendo una mamma né particolarmente creativa né che avesse tempo e voglia di perdere tempo a cucirmi vestiti, e non essendo abbastanza fuori di testa da spendere due paghette mensili per un abito confezionato da indossare un giorno, mi trovavo sempre l’ultimo minuto a girare porta a porta tra parentado e vicinato a elemosinare improbabili costumi indossati 10 anni prima dal figlio dell’amico del parente alla lontana.
Intorno ai 15 anni mi vestii da giocatrice del Pescara calcio, con un completo maglia/pantaloncini/calzettoni della passata stagione calcistica del figlio del cugino di mio padre. Misura XL.
Intorno ai 16 mi vestii da militare, con un completo originale appartenuto a mio padre, con tanto di gradi da ufficiale, che andava già largo a lui ai tempi.
Intorno ai 17 mi vestii da pittrice, con vestito del saggio di danza di due anni prima della mia vicina di casa, che altro non era che uno sdrucito grembiulino arancione con fiocco verde al collo, per cui alla decima persona che mi chiedeva se fossi vestita da scolaretta iniziai a rispondere di sì.
Ora, già pesavo 40 kg, si può immaginare quale bomba sexy potessi essere dentro quei vestiti informi…praticamente un sacco di patate con le gambe. Ed ero circondata da amiche già molto più formose di me, vestite da cat woman con tutina di lattice super-aderente, da suora sexy con giarrettiera in mostra, da ballerina di flamenco con decolleté vertiginoso. Inutile dire che a quelle feste non ho mai rimorchiato nemmeno un cane e tuttora se qualcuno mi dice “Ma tu sei quella che a quella festa tanti anni fa era vestita da…” rispondo “no, non ero io, mi starai confondendo con qualcun’altra”
Quando poi sono arrivata all’età della ragione (nel mio caso intorno ai 19 anni, in cui continuavo a sbarellare ma se non altro con una certa consapevolezza) le feste di Carnevale sono state archiviate nella sottocartella “mai più”, e lì sono rimaste fino alla nascita dell’Angioletto. Perché non puoi mica privare un adorabile Angioletto delle gioie del Carnevale? Nooooo…E allora, dopo la festa in piazza a Pescara in cui era vestita da indianina ciccia, mi sono dovuta sorbire la festa del nido in cui era vestita da apina (tutti vestiti ereditati dalle cugine), con replica al sabato di una festa di compleanno di un amichetto nello stesso nido, stesso vestito, stesse modalità.
Quindi oltre al Carnevale sono stata vittima delle feste di compleanno per bambini under 3…Per me sono una novità assoluta e inutile dire che non ne sono uscita illesa. 2 ore in compagnia di una ventina di mocciosi urlanti che si tuffano di testa nella piscina di palline, corrono, si spintonano, si investono con carrellini e simili, sbriciolano chiacchiere e patatine ovunque, urlano e piangono, più una quarantina di genitori che chiacchierano, rincorrono, rimproverano, imboccano, fotografano e alla fine urlano anche loro. Alla seconda festa c’era anche il Fido Compare che, passata la prima mezz’ora, con il mal di testa cronico che si ritrova e l’insofferenza che lo caratterizza, ha iniziato a vacillare, per cui dopo il taglio della torta con canzoncina annessa e spegnimento collettivo di candeline sputacchiando sulla torta, siamo fuggiti via.
Questo we però avevo il Fido propositivo. Sabato mattina si è svegliato guardando le montagne innevate in lontananza e sospirando…e già sapevo che avrebbe buttato male. Archiviata causa impossibilità tecnica la sciata in montagna, ho dovuto acconsentire all’idea di andare tutti domenica a Voghera alla sfilata di carnevale dei carri allegorici. Ma domenica mi sono svegliata con mal di stomaco dovuto all’ennesima gastroenterite (credo sia la quinta da settembre) regalatami dall’Angioletto, per cui il viaggetto è stato annullato (che peccaaaatooo…)
E anche questo Carnevale ce lo siamo levato dai…
Avevo già accennato alla mia situazione lavorativa. Ero rimasta al direttoresupermegagalattico che mi doveva fare una propostona lavorativa chennopotevodiredino. Qualche tempo fa è arrivata. Un posto al controllo di gestione sotto un responsabile più giovane di me.
Lui: “E’ un posto interessante, imparerebbe molto”
Io “Sììì”
Lui:”E’ un’ottima opportunità per lei, per fare qualcosa di diverso”
Io: “Sìììììì”
Lui: “La metterebbe in luce, in vetrina…ma non mi riferisco alle vetrine di Amsterdam, eh? Ahhhahahhahahah”
Io: “Eh eh” (risatatina a denti stretti semi-isterica)
Lui: “Allora che ne dice?”
Io: “Grazie ma no”
Lui: “??????” (con occhio da triglia)
Io: “La ringrazio ma non vedo dove sia il miglioramento in un cambiamento di questo tipo, l’attività le ho già detto che non mi interessa e in più avrei un responsabile con meno esperienza lavorativa di me che non credo possa darmi molto valore aggiunto, oltre a costituire un collo di bottiglia per la mia crescita” (frase suggeritami dalla iena di mia sorella che infatti ha sortito l’effetto sperato)
Lui, alzando la voce oltre i 110 decibel: “Va bene, allora faccia come vuole, tanto un posto prima di giugno non glielo trovano, e poi non le offriranno mai qualcosa di meglio di quello che le ho proposto io. Non prendiamoci per il beeep!!! (parola fine che inizia per c e finisce per ulo)”
Io, senza scompormi. “E’ un rischio che credo valga la pena correre”.
Dopodiché, in pochi giorni mi hanno già trovato una sostituta, e stamane sono stata convocata da una giovane scagnozza dell’ufficio personale, che ascolta pazientemente tutto quello che avevo da dire e chiosa dicendo “Per noi è una fortuna che qualcuno voglia cambiare, perchè è un periodo in cui le assunzioni sono bloccate e ci sono molti uffici sguarniti”. Alla faccia di giugno!
Ad ogni modo, ieri sono pure andata a fare un colloquio da un cacciatore di teste, che mi ha parlato di opportunità in aziende più piccole ma con una vivacità e una dinamica interna che il grande baraccone dove lavoro si sogna! La tentazione è grande e seguirò senz’altro anche la pista esterna.
Però ieri ho trovato un valido motivo per dispiacermi di lasciare l’attuale azienda: pur se con una decina d’anni di ritardo sui principali competitors, aprirà il nido aziendale! Ieri ho partecipato ad una conferenza sul tema, dove di fatto ho appreso che: a) l’asilo è una figata pazzesca; b) aprirà a settembre. Sul primo punto non ci sono dubbi, anche se si sono soffermati su questo aspetto per un’ora e mezza, decantando la centralità del bambino e il suo diritto all’apprendimento, diritto alla socializzazione, diritto alla sperimentazione, diritto all’educazione…Suvvia diamoci un taglio e passiamo al sodo, che la mia bambina avrà pure il diritto ad avere una mamma e sono le 19.30 forse dovrei tornare a casa! Il sodo viene spiegato in 5 minuti, e cioè vien detto che ci sarà una graduatoria (ma vaaa?), ci sarà una retta (ma dai?) e a breve apriranno le iscrizioni (nooo!). Il punto focale comunque è l’apertura a settembre, dato che l’Angioletto ha ancora un anno di nido davanti.
Però, considerando che nelle mie tre ultime case ho sopportato per anni i lavori in corso nelle vicinanze per poi andare via a lavori conclusi, direi che a questo punto le probabilità di essere fuori di qui entro settembre sono molto elevate!
| Età: | 33 anni |
| Segno zodiacale: | Cancro |
| Situazione affettiva: | sposata |
| Figli: | 1: |